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Perché chi smette a gennaio ricomincia a febbraio

Il primo gennaio è tecnicamente il giorno peggiore dell'anno per smettere di fumare. Cosa fallisce nei propositi e cosa funziona al posto della data magica.

Pubblicato il Aggiornato il Puff Counter Team 5 min di lettura

  • propositi
  • smettere di fumare

In breve

Il primo gennaio è il giorno peggiore per smettere: si arriva da notti corte e alcol, la routine è sospesa e il picco dell'astinenza cade in piena settimana di feste. In più la data è scelta dal calendario e non da un piano, quindi manca la settimana di preparazione che fa la differenza reale.

A gennaio le ricerche su come smettere di fumare schizzano verso l’alto in tutto il mondo. A febbraio tornano dov’erano.

Non è colpa di chi ci prova. È colpa della data: il primo gennaio è, tecnicamente, uno dei giorni peggiori dell’anno per smettere.

I tre difetti tecnici del primo gennaio

Arrivi in condizioni pessime. Notti corte, alcol, orari saltati, cibo diverso, spesso una settimana intera così. La resistenza alla frustrazione, che è la risorsa principale nei primi giorni senza nicotina, è già al minimo prima di partire.

La routine non c’è. Smettere significa riorganizzare le giornate: quando esci, cosa fai dopo il caffè, cosa fai in macchina. A capodanno non hai una giornata da riorganizzare. Hai un vuoto pieno di pranzi lunghi, tavolate e persone che fumano fuori dal portone.

Il picco cade nel momento sbagliato. I sintomi da astinenza da nicotina tendono al massimo intorno alle quarantotto o settantadue ore. Se smetti il primo, il tuo giorno più difficile è il tre gennaio: ancora feste, ancora alcol, ancora fumatori intorno, ancora zero routine.

Hai messo la salita più ripida nel punto in cui hai meno benzina.

Il difetto vero, però, è un altro

Tutto quanto sopra si potrebbe aggirare. Il problema di fondo è che la data non l’hai scelta tu.

Te l’ha assegnata il calendario. E siccome non l’hai scelta, non l’hai nemmeno preparata.

Chi smette con successo, quasi sempre, arriva al giorno zero con una settimana di lavoro alle spalle: sa quante sigarette fa davvero, sa in quali momenti, ha tolto pacchetti e accendini da casa e macchina, ha avvisato due o tre persone, ha deciso cosa farà nei quattro minuti di voglia forte.

Chi smette il primo gennaio arriva con un brindisi e una frase detta a mezzanotte.

Non è una differenza di carattere. È una differenza di preparazione, e si vede nei risultati.

Il problema dei cinque propositi insieme

C’è un secondo classico errore di gennaio: smettere di fumare mentre inizi la palestra, tagli lo zucchero, riduci l’alcol e ti riprometti di dormire otto ore.

Ogni cambiamento consuma attenzione. Metterne cinque in parallelo garantisce che nessuno riceva abbastanza risorse, e quando il primo salta, salta l’intero pacchetto, perché mentalmente erano un blocco unico.

Se hai intenzione di smettere, per tre settimane quello è l’unico progetto. Il resto aspetta.

Il crollo di metà gennaio

C’è un momento preciso in cui il tasso di ricadute si concentra, e non è il giorno più duro dell’astinenza. È il ritorno alla vita normale.

Il lunedì in cui riprendi a lavorare ti restituisce in un colpo solo tutti i segnali associati al gesto: il caffè al bar, il tragitto in macchina, la pausa delle undici, il collega che dice scendi, la telefonata che ti innervosisce, il primo momento di noia sulla sedia.

Fino a quel giorno stavi smettendo in condizioni artificiali. È in quella settimana che comincia il test vero, ed è per questo che i propositi cadono fra il quindici e il trentuno gennaio.

E poi c’è la logica del tutto o niente

I propositi funzionano in modalità binaria: mantenuto o fallito.

Quindi la sigaretta del nove gennaio non viene letta come un episodio da correggere, ma come la fine dell’impegno. Il proposito è morto, e siccome è legato all’anno nuovo, la sensazione implicita è che la prossima occasione utile sia fra dodici mesi.

Un piano ragiona in modo diverso. In un piano una sigaretta di troppo è un dato: si annota, si guarda in che momento è arrivata, e si continua dal giorno dopo con la stessa curva. Nessuna interruzione, nessun processo.

Cosa mettere al posto della data magica

  1. Misura prima di cambiare. Tre giorni in cui conti sigarette o tiri senza ridurre nulla. Senza il tuo numero reale, qualsiasi obiettivo è inventato.
  2. Scegli tu una data ordinaria. Un martedì qualsiasi, in una settimana prevedibile, cinque o sette giorni dopo oggi. La vita in cui devi reggere è quella normale, quindi tanto vale partire dentro quella.
  3. Prepara i cinque giorni prima. Togli pacchetti, accendini, pod e caricatori da casa, macchina e ufficio. Avvisa due persone. Decidi la sostituzione per i tre momenti che sai già essere i peggiori.
  4. Scendi con una curva, non con un salto. Una riduzione settimanale calcolata sulla tua media reale ti fa attraversare l’astinenza in discesa invece che in caduta libera, e ha una data di fine invece di un vago prima o poi.
  5. Stabilisci in anticipo la regola per l’errore. Non due volte di fila. Deciderla prima, a mente fredda, vale infinitamente di più che improvvisarla alle undici di sera con il pacchetto in mano.

La buona notizia sul calendario

Il primo gennaio non ha nessun potere particolare, e questa è una liberazione.

Significa che non hai perso nulla se il tuo tentativo di gennaio è finito il diciotto. E significa che non c’è alcun motivo per aspettare il prossimo primo dell’anno, o il prossimo lunedì, o la fine delle vacanze.

Il momento migliore per iniziare a contare è la giornata che stai già vivendo.

Due minuti, oggi

Comincia dalla misura, non dalla data: per una sola giornata conta i tiri o le sigarette senza cambiare niente. Nessun obiettivo, nessuna riduzione, solo il numero vero, che quasi tutti sottostimano di circa la metà.

Puff Counter fa questa parte con un tocco per ogni tiro e trasforma la tua media reale in un limite settimanale che scende gradualmente fino a una data di fine, così quello che avevi in testa come proposito diventa un piano con dei numeri.

Manda questo articolo alla persona che ogni dicembre annuncia che dal primo gennaio smette. Fatelo insieme a marzo, funziona meglio.

Domande frequenti

Perché il primo gennaio è una brutta data per smettere?

Perché combina tre svantaggi: sonno alterato e alcol nei giorni precedenti, routine quotidiana sospesa quindi impossibile da riorganizzare, e il picco dei sintomi da astinenza che cade attorno al terzo giorno, cioè in piena settimana di pranzi e serate con altri fumatori.

Le date simboliche non servono a niente?

Servono, ma solo se le scegli tu e le prepari. Una data decisa una settimana prima, con il consumo misurato, i pacchetti tolti di casa e i momenti a rischio già mappati, funziona. Una data ereditata dal calendario porta soltanto entusiasmo, e l'entusiasmo dura meno dell'astinenza.

Quanto dura la motivazione dei propositi di gennaio?

In genere una o due settimane, mentre i sintomi da astinenza da nicotina si estendono su diverse settimane e i segnali associati al fumo restano per mesi. Il disallineamento fra queste due durate è il motivo principale per cui la ricaduta si concentra a fine gennaio.

Qual è allora il momento giusto per smettere?

Una giornata ordinaria, prevedibile, con la tua routine normale e scelta con qualche giorno di anticipo. Un martedì qualsiasi di marzo funziona meglio del primo gennaio, perché la vita in cui devi resistere è quella vera e non quella sospesa delle feste.