Tutti gli articoli

La sigaretta elettronica può esplodere? Batteria e sicurezza

Come funziona la batteria al litio di un vape, quali sono i rischi reali, le regole di ricarica e trasporto e perché le usa e getta non vanno mai ricaricate.

Pubblicato il Aggiornato il Puff Counter Team 5 min di lettura

  • svapo
  • sicurezza

In breve

Gli incidenti con le batterie delle sigarette elettroniche sono rari ma reali, e quasi sempre riconducibili a tre cause: ricarica con caricatori non adatti, celle sfuse portate in tasca insieme a chiavi o monete, e prodotti contraffatti senza protezioni. Ricarica con il cavo originale, non lasciare il dispositivo incustodito e non ricaricare mai una usa e getta.

Sì, può succedere, ma mettiamo subito le proporzioni giuste: gli incidenti con le batterie delle sigarette elettroniche sono rari rispetto al numero di dispositivi in circolazione. Quando succedono, però, non sono casuali. Quasi sempre si torna a tre cause: una ricarica fatta male, una cella sfusa andata in cortocircuito in tasca, o un prodotto contraffatto senza le protezioni che dovrebbe avere.

Sono tre cose che dipendono da te, e questo è il lato buono della notizia.

Perché una batteria al litio può andare in avaria

Dentro quasi ogni sigaretta elettronica c’è una cella agli ioni di litio, la stessa tecnologia del telefono che stai tenendo in mano. È una tecnologia matura e affidabile, ma ha una caratteristica precisa: contiene un elettrolita infiammabile.

Se una cella viene caricata troppo, scaldata troppo o messa in cortocircuito, può innescare quella che si chiama fuga termica: il calore genera altro calore, in una reazione che si autoalimenta e diventa rapidissima. Non è un’esplosione nel senso classico, è più simile a una violenta emissione di gas e fiamme, e in un dispositivo cilindrico tenuto in tasca o in bocca la geometria peggiora le conseguenze.

I circuiti di protezione esistono proprio per interrompere questa catena. Il problema è che nei prodotti contraffatti sono la prima cosa che viene tolta per risparmiare.

Le regole che eliminano quasi tutto il rischio

Non serve diventare esperti di elettronica. Servono sette abitudini.

  1. Usa il caricatore giusto. Il cavo fornito con il dispositivo, o un alimentatore USB di marca conosciuta. Gli alimentatori da pochi centesimi comprati sfusi sono la variabile più frequente negli incidenti da ricarica.
  2. Non caricare di notte e non lasciare incustodito. Carica quando sei sveglio e nella stessa stanza, appoggiando il dispositivo su una superficie non infiammabile: non sul divano, non sul letto, non su un mucchio di carte.
  3. Mai celle sfuse in tasca. Se il tuo dispositivo usa batterie rimovibili, trasportale nella custodia rigida di plastica. Chiavi e monete sono in grado di collegare i due poli e scaldare la cella in pochi secondi.
  4. Controlla il wrap. Il rivestimento plastico colorato delle celle rimovibili non è decorazione: è isolamento. Se è graffiato, sollevato o strappato, la cella va rifasciata o sostituita, non usata.
  5. Niente calore e niente acqua. Cruscotto dell’auto d’estate, borsa lasciata al sole, dispositivo caduto in un lavandino. In tutti e tre i casi la cella va considerata compromessa.
  6. Compra da canali riconoscibili. Le contraffazioni imitano il marchio ma non i circuiti di protezione, e sui liquidi non danno alcuna garanzia su cosa ci sia dentro.
  7. Non ricaricare mai una usa e getta. È diventata una pratica comune per allungarne la vita. Quelle celle non sono progettate per cicli di ricarica e spesso non hanno protezioni: è uno dei modi più diretti per far scaldare una batteria oltre il limite.

I segnali che dicono di smettere di usare quel dispositivo

Ci sono avvisaglie che precedono quasi sempre il guaio. Se ne noti anche una sola, smetti di usarlo e portalo a smaltire.

  • La batteria si gonfia o il corpo del dispositivo si deforma.
  • Si scalda in modo anomalo durante la ricarica, non tiepido ma caldo da non tenere in mano.
  • Il caricatore o il connettore hanno segni di bruciato, plastica annerita, odore acre.
  • Il dispositivo si è bagnato o è caduto da una certa altezza.
  • L’autonomia è crollata all’improvviso in pochi giorni.

Dove si buttano, davvero

Questa parte viene saltata sempre, e vale la pena dirla. Una sigaretta elettronica usa e getta contiene una batteria al litio, componenti elettronici e residui di liquido con nicotina. Nel bidone dell’indifferenziato diventa due problemi contemporaneamente: un rifiuto pericoloso e una cella al litio che, schiacciata nel compattatore, può incendiarsi.

Vanno conferite nei punti di raccolta RAEE o nei contenitori per pile esaurite, spesso presenti negli stessi negozi che le vendono. Se svapi con le usa e getta, prova a fare un conto veloce: quante ne hai buttate nell’ultimo anno? È un numero che di solito sorprende, e riguarda anche il portafogli.

Il rischio più grande di quel dispositivo non è la batteria

Ecco la parte onesta. Se segui le sette regole qui sopra, la probabilità che la tua batteria ti crei un problema diventa molto bassa.

Quello che continua a esserci ogni giorno, invece, è la nicotina. È la sostanza che tiene in piedi il gesto, che alza frequenza cardiaca e pressione (CDC) e che, nei più giovani, interferisce con lo sviluppo cerebrale che prosegue fino a circa venticinque anni. Il dispositivo lo puoi rendere sicuro con qualche abitudine. La dipendenza no: quella richiede un piano.

E il paradosso è che chi si preoccupa della batteria di solito non sa quanti tiri fa in una giornata. È l’unico numero che conta davvero, ed è anche l’unico che nessuno ti fornisce: il pacchetto di sigarette almeno si svuotava, il pod no.

Due minuti, oggi

Non ti sto chiedendo di smettere né di ridurre. Ti sto chiedendo di misurare per un solo giorno, senza cambiare niente: ogni volta che porti il dispositivo alla bocca, un segno. Nelle note del telefono va benissimo.

La maggior parte delle persone sottostima il proprio consumo di circa la metà, e quel divario tra il numero immaginato e il numero reale è la leva più efficace che esista. Puff Counter serve esattamente a questo: un tocco per ogni tiro e, dopo qualche giorno di dati, un limite settimanale calcolato sulla tua media reale invece che su un obiettivo inventato la domenica sera.

Quasi nessuno smette al primo tentativo. Chi ci riesce, quasi sempre, ha iniziato conoscendo il proprio numero di partenza.

Domande frequenti

Posso lasciare la sigaretta elettronica in carica tutta la notte?

È la situazione da evitare per prima. La maggior parte degli incidenti documentati avviene durante la ricarica, e una batteria che va in avaria mentre dormi non ha nessuno che se ne accorga. Caricala quando sei sveglio e nella stessa stanza, su una superficie non infiammabile.

Perché non si devono portare le batterie sfuse in tasca?

Perché i due poli di una cella al litio possono essere collegati accidentalmente da chiavi, monete o una moneta dimenticata. Il cortocircuito che ne risulta scalda la batteria in pochi secondi. Le celle rimovibili vanno trasportate nella custodia rigida di plastica, sempre.

È pericoloso ricaricare una sigaretta elettronica usa e getta?

Sì, ed è una pratica diventata comune per risparmiare. Le usa e getta hanno celle non progettate per cicli di ricarica e spesso prive di circuiti di protezione: forzarle con un cavo esterno è uno dei modi più diretti per provocare surriscaldamento. Se il liquido è finito, il dispositivo è finito.

Dove si buttano le sigarette elettroniche usate?

Mai nel rifiuto indifferenziato. Contengono una batteria al litio e residui di liquido con nicotina, quindi vanno conferite nei punti di raccolta RAEE o nei contenitori per pile esaurite, spesso disponibili nei negozi che le vendono. Schiacciate nel camion dei rifiuti, quelle celle possono incendiarsi.