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Quanto costa fumare in un anno? Facciamo il calcolo

Il conto vero del fumo e dello svapo, passo per passo: al giorno, al mese, all'anno e su dieci anni, compresi i costi nascosti che nessuno mette nel totale.

Pubblicato il Aggiornato il Puff Counter Team 5 min di lettura

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In breve

Moltiplica il prezzo del pacchetto per i pacchetti che consumi al giorno e per 365: è il costo annuo. Con un pacchetto al giorno da sei euro sono circa 2.190 euro l'anno e quasi 22.000 in dieci anni, senza contare gli aumenti di prezzo. Chi svapa paga in rate piccole e invisibili, quindi sottostima quasi sempre il totale.

Il costo del fumo ha una caratteristica strana: lo paghi tutti i giorni in piccole rate e non lo vedi mai per intero. Nessuno riceve a dicembre un estratto conto con scritto quanto ha speso in sigarette quell’anno. Se ci fosse, molte persone smetterebbero da sole.

Questo articolo è quell’estratto conto. Il calcolo è banale — è il fatto di non averlo mai fatto a essere il punto.

Il calcolo in tre passaggi

  1. Trova il costo di una singola unità. Prezzo del pacchetto diviso venti. Un pacchetto da 6 euro significa 0,30 euro a sigaretta.
  2. Moltiplica per il consumo giornaliero reale. Non quello dichiarato: quello contato. È il passaggio dove quasi tutti sbagliano, e sbagliano sempre per difetto.
  3. Moltiplica per 365. Il resto è aritmetica.

Sostituisci ovunque il tuo prezzo reale: i rapporti restano identici, cambia solo la scala.

Consumo giornalieroAl meseAll’annoIn 10 anni
5 sigarette~46 €~548 €~5.500 €
10 sigarette~91 €~1.095 €~11.000 €
20 sigarette (un pacchetto)~183 €~2.190 €~21.900 €
30 sigarette~274 €~3.285 €~32.900 €

Guarda la riga da un pacchetto al giorno. Sono circa duemiladuecento euro l’anno: una vacanza lunga, un anno di rata dell’auto, o quel corso che dici sempre di non poterti permettere.

E la colonna dei dieci anni è sottostimata, non gonfiata: nella quasi totalità dei paesi il prezzo del tabacco sale più in fretta dell’inflazione generale, perché la leva fiscale è uno strumento esplicito di politica sanitaria. Il tuo pacchetto fra dieci anni costerà più di oggi.

Il calcolo per chi svapa

Qui il conto è più scivoloso, ed è esattamente il motivo per cui chi svapa sottostima la propria spesa più di chi fuma.

Il costo non arriva in un’unica forma. Arriva a pezzi:

  • Usa e getta. È il formato più caro nel tempo. Tre dispositivi a settimana a 8 euro l’uno fanno circa 24 euro a settimana, cioè intorno a 1.250 euro l’anno.
  • Sistemi ricaricabili. Liquidi, più resistenze (spesso una-due a settimana), più il dispositivo da sostituire ogni tanto, più i ricambi. Sommando tutto si finisce di solito in una fascia compresa fra i 400 e gli 800 euro l’anno, con punte molto più alte per chi consuma parecchio.

Rifai il conto con i tuoi numeri reali per una settimana intera. Quasi tutti scoprono che il totale è più alto della cifra che avrebbero detto ad alta voce, e la ragione non è la disattenzione: è che una spesa frammentata in dieci acquisti diversi non viene mai percepita come una spesa unica.

Cosa succede su dieci anni

Ventiduemila euro spesi sono già un numero significativo. Ma il costo reale è più alto, perché quel denaro non è solo speso: è anche non investito.

Facciamo un’ipotesi esplicita, che è un esempio e non una promessa: 183 euro al mese, per dieci anni, con un rendimento annuo ipotetico del 5 per cento, arrivano a circa 28.000 euro. Circa seimila euro in più del totale versato, prodotti dal solo fatto di non aver bruciato quella cifra.

È lo stesso motivo per cui i piani di accumulo funzionano: non serve una somma grande, serve una somma piccola e regolare. Un pacchetto al giorno è già una somma piccola e regolare — solo indirizzata altrove.

I costi che non entrano mai nel conto

Nessuna di queste voci è enorme da sola. Insieme aggiungono una quota reale.

  • Igiene dentale più frequente. Chi fuma accumula più tartaro e più macchie, e spesso passa da una seduta l’anno a due.
  • Assicurazioni sulla vita. Le polizze applicano premi sensibilmente più alti a chi dichiara di fumare. È una differenza che si paga per tutta la durata del contratto.
  • Vestiti, casa, auto. L’odore si deposita nei tessuti. Chi ha provato a vendere un’auto in cui si è fumato conosce la voce di deprezzamento.
  • Accessori e ricambi. Accendini, filtri, cartine; oppure caricabatterie, resistenze, dispositivi persi o rotti.
  • Giorni di malattia. Più infezioni respiratorie e recuperi più lenti si traducono, per chi lavora in proprio, direttamente in mancato reddito.
  • Il “compro anche altro”. Ogni passaggio al tabaccaio o al negozio di svapo è un’occasione di acquisto in più. Piccola, ripetuta centinaia di volte l’anno.

Perché quasi tutti sottostimano il proprio numero

Ci sono tre meccanismi ben identificabili, e riconoscerli è metà del lavoro.

Il consumo si stima sempre per difetto. Chi dichiara “un pacchetto al giorno” ne fuma spesso venticinque nei giorni difficili e quindici in quelli buoni, e ricorda i secondi. Chi svapa non ha nemmeno un’unità da contare: non c’è un pacchetto che finisce, quindi non c’è nessun momento in cui il consumo diventa visibile.

Le spese frammentate non si sommano nella testa. Sei euro al giorno non entrano nella stessa categoria mentale di duemiladuecento euro l’anno, anche se sono la stessa cosa.

Il pagamento è distribuito, il beneficio è immediato. È la struttura di costo peggiore possibile per una decisione razionale, ed è esattamente quella su cui il prodotto è costruito.

Cosa farne, di questo numero

Il denaro da solo non fa smettere quasi nessuno: se bastasse, il prezzo attuale delle sigarette avrebbe già risolto il problema. Ma è la parte più concreta e più immediata di tutto il conto, e ha un vantaggio che la salute non ha: il risultato arriva la settimana stessa, non fra dieci anni.

Due mosse pratiche che funzionano meglio del calcolo teorico:

  1. Sposta il denaro davvero. Ogni domenica trasferisci su un conto separato la cifra che avresti speso quella settimana. Il risparmio invisibile non motiva nessuno; un saldo che cresce sì.
  2. Dagli un nome. Non “risparmi”, ma il viaggio, la bici, il corso, il fondo per qualcosa. Un obiettivo con un nome regge molto meglio di una cifra astratta.

Puff Counter fa la prima parte al posto tuo: dal conteggio reale dei tiri o delle sigarette calcola quanto stai risparmiando giorno per giorno, e ti mostra la stessa cifra riletta come se l’avessi messa da parte invece che bruciata. Non è il calcolo a farti smettere — è vedere che il numero, ogni settimana, va nella direzione giusta.

Domande frequenti

Come si calcola quanto spendo di sigarette in un anno?

Prendi il prezzo del pacchetto che compri, dividilo per venti per ottenere il costo di una sigaretta, moltiplicalo per quante ne fumi in un giorno medio e poi per 365. Il passaggio in cui quasi tutti sbagliano è il consumo giornaliero: conviene contarlo per una settimana invece di stimarlo a memoria.

Costa di più fumare o svapare?

Nella maggior parte dei casi lo svapo costa meno al mese, ma la differenza è più piccola di quanto sembri, soprattutto con i dispositivi usa e getta. Il punto è che il costo si frammenta in liquidi, resistenze, dispositivi e ricambi comprati in momenti diversi, quindi il totale annuo non passa mai davanti agli occhi in un colpo solo.

Quali sono i costi del fumo che non si contano mai?

Sedute di igiene dentale più frequenti, premi assicurativi più alti sulle polizze vita, capi e auto che perdono valore per l'odore, accessori e ricambi, giorni di malattia in più. Nessuna di queste voci è enorme da sola, ma insieme aggiungono una quota non trascurabile al conto annuale.

Quanto si risparmia riducendo invece di smettere del tutto?

In proporzione diretta: dimezzare il consumo dimezza la spesa. Passare da venti a dieci sigarette al giorno con un pacchetto da sei euro libera circa mille euro l'anno, e nel frattempo abitua al conteggio quotidiano che serve poi per arrivare a zero.