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Se le sigarette fossero inventate oggi, sarebbero legali?

Un prodotto che uccide fino a metà di chi lo usa a lungo, con settemila sostanze e settanta cancerogeni, presentato oggi a un regolatore. Esperimento mentale.

Pubblicato il Aggiornato il Puff Counter Team 4 min di lettura

  • fumo
  • riflessione

In breve

Un prodotto nuovo che uccidesse fino a metà dei suoi utilizzatori di lungo periodo, contenesse circa settemila sostanze chimiche di cui una settantina cancerogene e creasse dipendenza in poche settimane non supererebbe nessuna valutazione moderna. Le sigarette sono legali perché esistevano prima delle regole, non perché le abbiano superate.

Immagina di presentare domani mattina un prodotto nuovo a un ente regolatore europeo.

Uccide fino alla metà di chi lo usa a lungo termine. Contiene circa settemila sostanze chimiche, di cui una settantina riconosciute cancerogene. Crea dipendenza in poche settimane. Danneggia anche chi sta nella stessa stanza. Si consuma bruciandolo e inalandolo.

Quanto pensi che duri la riunione?

Nessun prodotto nuovo supererebbe quella porta

Nell’Unione Europea, un nuovo ingrediente alimentare o un nuovo farmaco deve dimostrare la propria sicurezza prima di arrivare sul mercato. L’onere della prova sta su chi vuole vendere, e in caso di dubbio serio la risposta è no.

Con questo principio, sono stati ritirati o mai autorizzati prodotti per rischi che, confrontati con quelli del tabacco, sono minuscoli. Additivi tolti per un sospetto emerso da studi su animali. Farmaci efficaci ritirati per effetti avversi rari. Giocattoli richiamati per un pezzo che si stacca.

Ora rileggi la scheda del primo paragrafo. Non è un caso limite. È fuori scala.

Allora perché le sigarette sono legali?

Per una ragione che non ha niente a che vedere con la scienza: c’erano già.

Le sigarette si sono diffuse su scala industriale all’inizio del Novecento. I sistemi moderni di autorizzazione preventiva sono arrivati decenni dopo, e nessun ordinamento se l’è mai sentita di applicarli retroattivamente a un consumo di massa già radicato in centinaia di milioni di persone.

Chiamalo danno ereditato. La legalità del prodotto deriva dalla sua anzianità, non da un esame superato.

C’è anche una seconda ragione, meno nobile e ben documentata: per decenni l’onere della prova è stato ribaltato. Non è stato il produttore a dover dimostrare che era sicuro; è stata la ricerca indipendente a dover dimostrare, studio dopo studio e causa dopo causa, che era pericoloso. Nel frattempo si vendeva.

Il paradosso in corso

La parte interessante è che l’esperimento mentale, per una volta, si sta svolgendo davvero.

Le sigarette elettroniche e il tabacco riscaldato sono prodotti nuovi, arrivati in un’epoca con regolatori attivi e attenti. E infatti vengono trattati come tali: limiti alla concentrazione di nicotina, restrizioni sugli aromi, misure sugli usa e getta, discussioni continue in ogni parlamento.

Il risultato è surreale. Il prodotto meno dannoso della categoria affronta l’esame più severo, mentre quello più dannoso mantiene la licenza ottenuta quando l’esame non esisteva.

Non è un argomento a favore dello svapo: la nicotina resta nicotina e la dipendenza resta identica. È la fotografia di quanto siano arbitrarie le regole che abbiamo ereditato.

Qualcuno ci ha provato, in modo laterale

Un paio di paesi hanno cercato una via intermedia, quella del divieto generazionale: vietare la vendita di tabacco a chi è nato dopo una certa data, lasciando liberi gli adulti che già fumano.

La Nuova Zelanda ha approvato una legge di questo tipo nel 2022 e l’ha poi abrogata prima dell’entrata in vigore piena, per un cambio di maggioranza. Il Regno Unito ha discusso a lungo una misura simile. Altri paesi ne parlano.

Al di là degli esiti, l’idea è rivelatrice: nessuno propone di togliere le sigarette a chi le usa oggi. Si propone soltanto di non consegnarle a chi non le ha ancora. È il modo più elegante per ammettere che, se dovessimo decidere adesso da zero, la risposta sarebbe no.

E questo cosa c’entra con te

Niente, sul piano politico. Non stai per votare una legge e questo articolo non chiede divieti: la proibizione di un consumo diffuso porta mercati illegali e problemi nuovi.

Ma c’è una domanda che resta, e non è retorica.

Tu non hai mai deciso di usare questo prodotto dopo averne valutato la scheda. L’hai iniziato da ragazzo, in un cortile o a una festa, perché c’era ed era normale. La decisione l’ha presa il contesto per te, in un mondo in cui il prodotto aveva già una licenza che nessuno avrebbe rilasciato.

Il punto non è di chi sia la colpa. È che quella valutazione, quella vera, non l’hai mai fatta. Puoi farla adesso, con i dati sul tavolo.

E l’unico regolatore che ha davvero potere sulla tua esposizione sei tu.

Due minuti, oggi

La valutazione seria parte da un numero, non da un’opinione. Per una sola giornata conta le sigarette o i tiri senza cambiare niente. Poi moltiplica per trecentosessantacinque e guarda la cifra: è la tua dose annuale reale, quella che nessuna scheda prodotto ti ha mai mostrato.

Puff Counter tiene quel conteggio con un tocco per ogni tiro e trasforma la tua media reale in un limite settimanale che scende con una curva e una data di fine.

Manda questo articolo a chi ti ha detto che tanto fa male tutto. Poi chiedigli quale altro prodotto in commercio uccide fino a metà di chi lo usa come previsto.

Domande frequenti

Perché le sigarette restano legali se sono così dannose?

Per un motivo storico, non scientifico. Erano già diffuse quando sono nati i sistemi di autorizzazione preventiva dei prodotti, e nessun ordinamento ha mai ritirato un consumo di massa consolidato. È il fenomeno che si può chiamare danno ereditato: la legalità deriva dall'anzianità, non da una verifica superata.

Un nuovo prodotto oggi cosa dovrebbe dimostrare?

Nell'Unione Europea un ingrediente alimentare o un farmaco deve dimostrare la propria sicurezza prima di essere autorizzato, non dopo. L'onere della prova è a carico di chi vuole vendere. Con le sigarette è avvenuto l'opposto: per decenni è toccato alla ricerca indipendente dimostrare il danno.

Vietare le sigarette risolverebbe il problema?

Non necessariamente, e questo articolo non lo propone: i divieti totali di prodotti già diffusi portano mercati illegali e nuovi problemi. Alcuni paesi hanno discusso vie intermedie, come il divieto di vendita alle generazioni nate dopo una certa data, con esiti politici alterni.

Le sigarette elettroniche verrebbero approvate oggi?

Sono l'unico caso che stiamo osservando in tempo reale, e infatti vengono valutate con criteri contemporanei: limiti di nicotina, restrizioni sugli aromi, misure sui dispositivi usa e getta. Il paradosso è che un prodotto nuovo affronta regole severe mentre quello più dannoso mantiene la sua vecchia licenza.